Diario ruvido - Posta

Suona il postino, dice che c'è da firmare.
Ho un flash: una passaggio del romanzo "Non è successo niente" in cui il protagonista si incazza col postino che vuole far scendere una povera vecchina. Il protagonista gli dice che è lui che deve salire, che è il suo lavoro, che è pagato da noi, che si deve fare anche dieci rampe di scale - se necessario.
Nel romanzo finisce in rissa, ma penso che non ho per niente voglia di scendere perciò dico al postino di venire su lui.
"Ho fretta, ho un sacco di lavoro" - dice.
"Io non posso scendere" - dico.
Mi prefiguro la sua espressione irritata e sono pronto alla battaglia, ho già studiato le contromosse in caso di insulti.
Ci mette una vita a salire e accuso già i sensi di colpi.
Quando apro la porta il suo volto fa quasi tenerezza. Segnato dalla vecchiaia, sconfitto. Eppure tenta di accennare un sorriso.
Mi sento stupido e fuori posto. Sono giovane, in salute. Avrei potuto benissimo scendere. E invece ho fatto salire questo vecchio.
Tento una spiegazione anche se non me l'ha chiesta.
"Non potevo scendere perché sono senza chiavi" - dico.
Il vecchio lancia un'occhiata al mazzo di chiavi di fianco alla porta senza dire niente.
"E' lei Paolo Olivieri?" - chiede.
"Sì, sono io".
"Firmi qua".
Se ne va trascinando i passi stanchi, vorrei chiamarlo indietro, offrirgli qualcosa.
Poi penso: ma vaffanculo, è il suo lavoro - e richiudo il portone inveendo contro il vecchiaccio.

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