Diario ruvido - Buttafuori 4

Dopo sei mesi di esilio, ieri sera ho finalmente rimesso piede al Vibra. 
Vedendomi magicamente dentro i buttafuori cominciano a scambiarsi dolci sguardi che più o meno significano "Il coglione è tornato". 
Mi raggiunge il rasta, dato che il pelato si avvicinerebbe più volentieri allo sterco di un dromedario.
"Hai intenzione di rimanere qua dentro?" chiede guardandomi con quella simpatica espressione con cui un brocker adocchia l'aragosta da farsi bollire per cena. 
"Sì" e mi faccio indietro con la stessa cautela di chi soffre di vertigini sul bordo del Grand Canyon. 
"Già sai". Intima sbuffando dalle narici un vapore denso dall'aroma di zolfo. 
"Sì" sussurro cercando con dita tremanti l'arma nella fondina, ma ora che ci penso non ho mai avuto un'arma e nemmeno una fondina. 
"Già sai". Ripete. 
Sto zitto. 
"Già sai". Ripete ancora. 
E si inabissa nella terra, lasciandosi dietro un cratere da cui sgorga un rigagnolo di lava. Ce l'ho fatta, a modo loro mi hanno riaccolto tra le gentili grazie del locale.

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