Diario ruvido - Una nuova biblioteca



L'insegna della biblioteca consiste in due fogli A4 attaccati al muro, uno dice “BIBLI” l'altro dice “OTECA”. 
Entro e mi trovo nel bocciodromo. 
Cinque piste, un bar, tavolini con vecchi chinati sulle carte. Niente libri. Vado dal barista, un vecchio smilzo che puzza di sigaro. 
“Salve, sono il nuovo bibliotecario”. 
Quello non solleva nemmeno la testa, chino su un bicchiere lercio che sta strofinando con uno straccio lercio. 
“Caffè?” 
“Boh sì grazie”. 
Fa partire una macchina che sembra un reperto della guerra fredda, un apparecchio arrugginito rubato al primo Sputnik. Il bicchierino è opaco, tipo quei bicchieri ghiacciati in cui si serve il limoncino, ma qui la temperatura non c'entra niente, è proprio opaco sporco. 
Butto giù una roba che sa di quella crosticina bruciata che si forma sulla pizza, con un retrogusto di cenere di sigaro – questo qua cicca nei bicchieri. 
C'è di buono che il prezzo del caffè è fermo a vent'anni fa, come tutto qui dentro. 
“Scusi, ma volevo sapere dov'è la biblioteca”. 
Il tipo mi guarda come se avessi chiesto dov'è il bordello più vicino, con quel senso pudico di chi deve pronunciare parole tipo “puttana” o “troia”, ma qui deve solo dire “libri” e il termine gli esce proprio male.
“I - libri - sono di sopra”. 
Mi indica una porticina con maniglia antipanico dietro due vecchi che ci danno dentro con la briscola. 
Eccolo qui, il mio nuovo posto di lavoro.

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