Diario ruvido - Street view stories 1

"Street view stories" sono brevissimi racconti ispirati a luoghi che ho visitato con la funzione 'street view' di Google Maps. 
Affascinato dai posti inaccessibili e remoti, ho inserito foto prese direttamente dallo schermo del computer per accompagnarvi in un lungo viaggio virtuale.


La Dalton Highway è una delle strade più remote del pianeta, dimenticata in uno spicchio di mappamondo che nessuno guarda mai. Taglia in due la parte settentrionale dell'Alaska, finendo dritta nell'oceano artico, là dove sorge Prudhoe Bay.

Prudhoe Bay è una cittadina di duemila anime nata come avamposto per l'estrazione del petrolio, insediamento di case color ruggine dipinte su una lastra di ghiaccio perenne. Le onde del mare glaciale lambiscono il mini-market, la chiesa e le grandi trivelle, ostili bastioni il cui lamento si spegne nella notte infinita - sei mesi di buio perenne .

Ci vogliono due giorni di macchina per raggiungere il paese più vicino, Fairbanks, nel cuore dell'Alaska. Due giorni ininterrotti lungo la Dalton Highway, in mezzo al nulla, senza attraversare alcuna traccia di civiltà: solo tundra sterminata, ghiaccio e vento.



"Pensa un po' se ti ammazzo qui".
Bob non aveva ancora parlato. Si era limitato a stringere il volante del camion con le sue grosse mani pelose, il pelo di un mammifero abituato a questo clima, pelo che gli spuntava ispido sulla faccia e in mezzo alle sopracciglia. Si era limitato a fumare il sigaro, tossire, cambiare stazione radio un canale morto dietro l'altro, finché ne aveva trovato uno meno morto degli altri, un canale in fin di vita: qualche nota di blues in mezzo a lunghi assoli di ronzio. Ma parlare, non aveva ancora parlato.
McLoy volta lo sguardo, ma appena incrocia gli occhi del misterioso compagno torna a guardare la strada dritta che diventa un punto nero dove il grigio del mondo si trasforma nel grigio del cielo.
"Cosa porti nella valigetta? Qualche mazzetta per qualche petroliere?" poi ride e in un momento indefinito la risata diventa tosse.
McLoy getta un occhio sulla valigetta tra le sue gambe, poi torna a guardare quel puntino nero in fondo alla strada che adesso si è spostato un chilometro più in là, un altro chilometro di mondo uguale a quello di prima: chi ha fatto il mondo ha usato il copia-incolla qui. Si era stufato di dipingere foreste e montagne e si era tenuto l'Alaska per ultima. Aveva anche finito i colori, gli era rimasto il grigio. Qualche pennellata poi basta: copia e incolla.
"Se ti ammazzo qui chi ti trova? Non devo neanche fare la fatica di seppellirti chissà dove. Ti porto qualche metro giù dalla strada e a posto, chi ti trova? Credi che qualche essere umano si sia mai allontanato qualche passo da questa strada?"
McLoy volta la testa verso il finestrino: il paesaggio gli scorre accanto ripetendo lo stesso mucchietto di neve, lo stesso laghetto ghiacciato, lo stesso ciuffo d'erba - come quando un oggetto tra due specchi si ripete all'infinito, ecco: questa strada è posta tra due specchi grandi come il cielo. Due specchi appannati, sporchi. Il cielo è tutto ricoperto da aloni, come se qualcuno ci avesse alitato sopra. E c'è anche qualche sputo.
"Ti posso strangolare. O fracassarti il cervello a forza di pugni. Chi ti sente urlare? E poi chi ti trova? Chi lo trova il tuo cadavere qui?"
McLoy afferra la valigetta e la appoggia sulle ginocchia. Per la prima volta Bob lascia una mano dal volante e la passa sui capelli corti e scuri come la tundra accanto. Non si è voltato, ma con la coda dell'occhio tiene sotto controllo la scena, si accorge che McLoy sta aprendo la valigia.
"Caffè?"
McLoy mostra il thermos al compagno di viaggio.
"Come caffè? Cioè, tutto quello che porti è del caffè?"
"Senti, lo vuoi o no?"
"Ma vaffanculo, io credevo di aver dato il passaggio a un pezzo grosso, un bel politico corrotto - cazzo ci vai a fare a Prudhoe Bay?"
"Ai miei amici corrotti serviva un camion".
BANG!
Per qualche secondo il grigio della tundra appare di un rosso intenso, visto dal finestrino.

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