Diario ruvido - Morte

La morte è quella puttana che vedo sempre tornando a casa.
E' lì, prima del cavalcavia.
La vedo ogni sera, si mette in mostra dicendo "Bello prima o poi ti capiterà".
Ma fare altri 50 euro di bancomat non è come fare altri 50 anni di vita. Ci vorrebbe un PIN della morte. Lo so che comunque mi andranno via sti 50 anni di vita e allora datemi il PIN che prelevo tutto subito e buona lì, non li ho mica guadagnati per tenerli in banca - gli anni.

Insomma, un tempo il problema era la morte. Si dava per scontato che la gente muore, perciò il problema era bello grosso. Oggi il problema è che la gente non muore più. I vecchi vivono all'infinito e le loro badanti diventano vecchie di conseguenza.
Servono badanti per le badanti. Badanti alla seconda.
Non avremmo mai dovuto arrivare a questo.

E infine. Siccome abbiamo rimosso la morte, senza rispetto - come un buttafuori che non ti fa entrare alla festa - "Scusi, ma io sono la morte" "Gliel'ho già detto: non è in lista, se ne vada!" - bene allora ho la soluzione.
Le candeline invece che essere sommate andrebbero tolte. Che un bambino di un anno ne spegne ottanta, a vent'anni ne spegni sessanta e così via. Così magari la finiamo con sta illusione che la morte non ci riguarda, che alla nostra festa sono invitati tutti tranne lei.
Che già quando ti restano venti candele dici "Oh, maiala, sarà mica che sono destinato a morire anch'io?"

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