Diario ruvido - Coinquilini



Sveglio. Il campanello buca il sonno da parte a parte, trapassandone la tempia. Il campanello è la rivoltella che s'infila nella bocca dei sogni.
Mi volto verso il letto di Paolo. Dorme. Con tutte le canne che ha fumato ci vuole ben altro per svegliarlo.
Ancora il campanello. BANG! Nella bocca dei sogni.
Lo spioncino mi regala due ragazze intorno ai venti. Apro.
Mostrano un cartellino, parlano di abbonamenti telefonici. Roba che riduce la mia soglia di attenzione a due decimi di secondo. Ma le tette della bionda fanno media e ristabiliscono la soglia su tempi accettabili.
Le faccio sedere.
Sono in mutande. Io ovviamente, non loro.
Scandagliano la sala. Vuoti di bottiglia che occupano tutto il tavolo, altri vuoti di bottiglia per terra, posacenere veri e improvvisati un po' ovunque, biancheria sul divano, il televisore a due pollici fermo su un canale morto, piatti incrostati di sugo a rendere inagibile il divano, sigarette scarnificate sul tappeto. Sugo sul tappeto.
- C'è stata una festa ieri eh? - sorride la bionda.
- Sono tre settimane che è così.
- Cioè, tu vivi così? - Spiace per la ripetizione del così, ma il dialogo è questo.
- E non avete visto i vestiti in frigorifero!

Silenzio imbarazzante.
Da quando vivo con Paolo l'imbarazzo è il comune denominatore di chiunque metta piede nell'appartamento.
Come quando un'amica prende il possesso del computer per farmi vedere una cosa su Yuotube e appena digita la "Y" google le suggerisce Youporn.


I vestiti in frigorifero: abbiamo questa casa senza armadi, ma ci sono due frigoriferi. Così ne abbiamo utilizzato uno come armadio.
Gli occhiali da sole nello scomparto per le uova, la biancheria in quello della verdura.
Io e Paolo ci siamo divisi i ripiani, alternando le nostre camice e i nostri jeans. I jeans sono nel congelatore.
La spina ovviamente è staccata, ma prima o poi uno dei due farà uno scherzo all'altro. Prima o poi dovrò indossare pantaloni a temperatura azoto.

Le ragazze continuano a lanciarsi occhiate tra il disgusto e la pena, sbriciolando per me un sorriso impreciso. Aprono le cartelline, segno inequivocabile che da qui in poi si parlerà delle loro offerte e non della mia vita. E se io volessi offrir loro la mia vita? Chiudete quelle maledette cartelline donne, vi sto offrendo il caos totale e voi mi parlate di virgole e decimali!
Ma quelle attaccano chiedendomi qual'è la mia tariffa, cosa che ignoro completamente.
Dico che è il mio coinquilino ad occuparsi di queste cose e tutto quello che so è che internet sul suo computer funziona e sul mio no.
Vado a svegliare Paolo.
- Paolo, ho bisogno di aiuto!
Sulle cose pratiche ho sempre bisogno di Paolo.
Paolo deglutisce. Apre e chiude le labbra con un rumore di fango calpestato, ha il fango nel palato.

- Caffè per tutti?
Paolo ha sempre una soluzione geniale per ogni problema.
- Dobbiamo lavorare, non c'è tempo.
- Eddai, fate una pazzia una volta nella vita!
Guardo la bionda e quella dice che va bene, tanto hanno un contratto del cazzo.
Penso che questa è proprio una bella giornata – è partita bene. Il sole splende delicato, ci sono due belle ragazze in casa nostra e Paolo attacca a suonare la chitarra, mentre noi parliamo di quanto fa schifo il loro lavoro. Il loro, non il mio. Io adoro fare il bibliotecario anche se farei fuori parecchi utenti.

Ci salutano con la promessa di tornarci a trovare.
- Non torneranno.
L'abbiamo detto in sincrono, scoppiamo a ridere.

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